Abbiccì poetico

scritto da LordLoren
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Inizio così Per Alda Merini la poesia è una dignità che non si ha, una dignità che si soffre. Nella quale credere, fermamente, come nell’amore. Perché come sosteneva Ungaretti la poesia è amore.
- Nota dell'autore LordLoren

Testo: Abbiccì poetico
di LordLoren

A

 

a scuola un tempo

A come ape s’insegnava

perché no come amore

pensavo io

quanto me i fiori ama

l’ape

 

 

B

 

visiva stilizzata sulla lavagna

geometrica il maestro disegnava

di B una barca senza mare

a non confondere con la O

di onda la memoria

e sgonfia la vela

d’azzurrato rufolo di vento

priva

per non associare alla b

la v

 

 

C

 

al cuore era estraneo

l’abbecedario

a raffigurare intento

bestiario e erbario

come per esempio

c di cavallo o cane

in alternativa a cavolo

dei segni scolastica la scienza

non ammetteva sentimenti

 

 

D

 

avrei scommesso sulla d di dito

al posto di dado

il pericolo a scansare

di ludopatia

 

 

E

 

alludendo la e di edera

a greca corona nunziale

fascista allora la patria

i giovani preparava la pianta

al matrimonio

si premiava numerosa la prole

una volta

 

 

F

 

scontata trovavo di farfalla la effe

perché complesso distinguere

sarebbe risultato

commestibile o velenoso il fungo

considerato il fatto anche

che v’erano non solo montane le scuole

ma pure littoranee

 

 

G

 

comune randagio o domestico

il gatto

compariva nella g l’effige

sostituendo

troppo effeminata per i maschi

quella di gomitolo

 

 

H

 

muto essendo dell’acca

il suono

superfluo supponevo studiarlo

 

ne mai sarebbe comparsa

di Harem scandalosa la figura

a non turbare innocente l’età

 

 

I

 

era in uso nelle case l’imbuto

ai fiaschi di vino noto

molto più della i di istrice

alle colline famoso

e ai cespugli

 

 

L

 

m’incantava di luna la elle

ma non quanto di sole la esse

appassionante

 

ma d’ogni altra lettera

di più estatica m’appariva

d’estate splendente la e

 

nel caso in cui

mancata fosse all’alfabeto

ondosa di mare la emme

 

 

M

 

sebbene cara sarebbe stata

e facile da ricordare

la m di mamma

illustrato l’alfabeto

per indurre a scrivere

di roseo incarnato

la emme di mano

ha rappresentato

 

 

N

 

la fiaba di Biancaneve

da bambino la enne di nano

mi ricordava

e dell’abaco sette

a imparare iniziando

trasversale l’apprendimento

 

 

O

 

non possedeva il polso mio

tonda e precisa della o

l’orologio

ticchettava a casa di nonna

la pendola

con la o di oscillazione

fuori in strada a giocare

era per me il tempo

che la O di ore segnava

 

 

P

 

pur colorate di pappagallo

le penne

straniero vedevano

gli occhi miei il piumaggio

fosse stata di pane

che a tavola scarseggiava

la p

affamato mentale lo stomaco

volentieri l’avrebbe assimilata

 

 

Q

 

del quaderno la q era aperta

sul banco le sillabe a ricopiare

con la i d’inchiostro

la p di pennino e pagina

granché non ci voleva

a prendere confidenza

con questa giornaliera lettera

 

 

R

 

gracidante la r di rana l’afferravamo

con gesto svelto della mano

per gioco noi monelli

se il viscido

non la faceva saltar via

 

 

S

 

al solo vederla spaventava

noi bambini del serpente la s

fu causa diabolica l’astuzia

d’umana biblica punizione

con cautela m’avvicinai

e segno della croce

alle spire

 

 

T

 

pochi i nostri mobili in cucina

per la p di povertà

ma non mancava la t di tavolo

sebbene rafforzata la sillaba fosse

da t di tarlo

 

 

V

 

non m’era chiara dei fiori

la v di vaso

costoso di suppellettile il genere

non c’era a casa mia

se non quello dove da piccino

a fare la cacca mi sedevo

 

 

Z

 

per ultima appresa la zeta

d’agricola zappa

ero pronto il linguaggio a coltivare

e germogliando fra le dita

la scrittura

boccioli di poesia colsi

 

 

 

Termino così

 

Con il Congedo di Aldo Palazzeschi:

 

“Muoiono i poeti

ma non muore la poesia

perché la poesia è infinita

come la vita”

 

E poi con il mio saluto:

 

morirò di poesia

ne sono certo

con tutto me stesso

della bellezza l’infinità

ho amato

 

continuerò nel sonno eterno

estatiche a sognare

beltà e poesia

ravviveranno cadaverico

il mio stato

 

Per ora faccio una sosta.

Riprenderò.

Più in là.

Ci sono parecchi domani

che l’oggi immagina

poter contare

con l’abaco del futuro.

Per timore d’affollare il blog,

la mente e l’anima dei lettori.

Per timore di stancare

anche solo l’occhio

da far calare le diottrie.

Abbiccì poetico testo di LordLoren
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